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DAMS Roma Tre

Attività scientifica

Le ricerche si orientano in due principali direzioni: da un lato, quella relativa alle implicazioni di ordine teorico connesse all’introduzione della tecnologia digitale nel cinema; dall’altro, in una prospettiva culturalista, quella facente capo ai rapporti tra il cinema, la storia e l’immaginario politico, con specifica attenzione alle relazioni tra la produzione filmica e la storia repubblicana italiana. Il comune denominatore di questi due rami di ricerche è rappresentato dal costante interesse nei confronti della problematicità connaturata alla dimensione referenziale dell’immagine cinematografica.
Quanto al primo fronte di ricerca, gli studi si sono dapprima concentrati sull’analisi dei dispositivi di ripresa digitali e sulla loro capacità di incidere sulle nuove forme della messa in scena cinematografica, verificando le ricadute sui modi di espressione e di produzione determinate dall’adozione della tecnologia numerica in un contesto sia italiano che internazionale.
Un’approfondita disamina di stampo semiotico ha poi riguardato lo statuto dell’immagine digitale nel contesto della nuova fase che il cinema sta attraversando da più di un decennio: quella contraddistinta, oltre che dal perfezionamento delle capacità produttive dell’immagine di sintesi, dalla transizione dalla ripresa fotografica a quella numerica. Prendendo, così, in considerazione la “nuova immagine” tanto nella sua articolazione fotonumerica quanto in quella infografica, si è inteso evidenziare come l’azione della tecnologia digitale sia da inquadrare non già nel contesto di una deriva derealizzante, quanto nell’ambito di una messa in luce netta e definitiva di aspetti problematici che caratterizzano l’immagine cinematografica sin dalle sue origini. Oggetto stratificato per eccellenza, l’immagine numerica si costituisce infatti come perfetta sintesi di calco e calcolo, ma anche di antico e moderno, di passato e futuro, come si è voluto dimostrare anche attraverso l’analisi sul campo di pratiche rappresentative degli assetti assunti dal cinema digitale a livello internazionale.
Tali ricerche si sono inserite in una più generale considerazione dello scenario postmoderno, interpretato ricorrendo alla prospettiva dello “specifico digitale” e ad un concetto chiave come quello di ibrido. È questo il territorio in cui, ad esempio, si è proposta la lettura di un autore come Quentin Tarantino, di cui si è analizzata, in particolare, una delle ultime opere in qualità di contraddittorio paradigma di un cinema “corporeo” e anti-digitale che tuttavia, pur elevando ad ennesima potenza il proprio statuto chimico, fotografico, analogico, nella poetica del regista statunitense continua a costituirsi come puro segno, superficie, simulacro privo di referente.
Mantenendo ferma l’attenzione nei confronti della contemporaneità e dei più recenti sviluppi tecnologici cui è andato incontro il cinema negli ultimi anni, si è quindi proceduto a investigare il rapporto tra i corpi meticci rappresentati in maniera sempre più ossessiva dal cinema degli ultimi anni e le pratiche attoriali, altrettanto ibride, che ne presiedono la configurazione. Ne è derivata una specifica ricerca volta ad esaminare lo statuto dei personaggi digitali (o digital characters), implicando con ciò uno studio delle nuove procedure di traslazione della performance attoriale nell’orizzonte numerico. Ponendo in correlazione alcuni esiti del cinema sintetico contemporaneo con quelli di certa produzione videoludica si è quindi evidenziato come gli attuali dispositivi funzionali alla digital performance, piuttosto che cancellare e dissolvere la nozione di umano, la potenzino rielaborandola in forme inedite, nel contesto di una più generale moltiplicazione dell’identità in cui il corpo attoriale riemerge nella suadente forma di ciò che si è indicato in termini di “ultracorpo” digitale. Secondo questa prospettiva, si è ulteriormente proceduto ad esaminare la complessa natura delle relazione tra attore e personaggio in regime di performance digitale, approfondendo l’esame di alcuni casi filmici paradigmatici in cui si realizza un vero e proprio “détournement corporeo” tra l’attore in carne ed ossa e la sua controparte computerizzata.
Sul fronte delle ricerche riguardanti il cinema come oggetto e al contempo soggetto della storia, l’indagine si caratterizza per una serie di contributi scientifici di prospettiva culturalista. In quest’orizzonte si colloca – a partire dall’analisi di una recente opera filmica tedesca – una comparazione della rappresentazione cinematografica del terrorismo tra Germania e Italia, così come uno specifico approfondimento interdisciplinare delle strategie narrative e delle modalità formali con cui è stata configurata l’”immagine” di Aldo Moro tra cinema, fotografia e letteratura.
Questa linea di ricerca ha trovato sostegno anche nell’esame di alcuni case studies di diversa matrice, sfociando quindi in un più ampio quadro mirato a ripercorrere i procedimenti di “testualizzazione del reale” messi in atto dal cinema italiano nel rapporto più generale con alcuni nodi storico-politici degli ultimi decenni.
Mantenendo una costante attenzione nei confronti del cinema italiano – “oggetto” indagato sia in una prospettiva generale mirata a delineare una mappa della produzione più recente secondo le sue costanti di carattere estetico e produttivo, sia secondo un’ottica indirizzata all’analisi del singolo caso autoriale – si è quindi osservato il variegato universo del cinema popolare rispetto alle sue capacità di riflettere e rielaborare un certo immaginario politico: anche in questo caso la ricerca si è mossa tanto sul piano dell’indagine ad ampio spettro quanto su quello dell’approfondimento del singolo esempio paradigmatico.
Tale lavoro ha trovato costante alimentazione e verifica in una fitta serie di relazioni scientifiche tenute all’interno di convegni presso università e istituzioni italiane e internazionali, contesto in cui Uva ha ricoperto in diverse occasioni anche il ruolo di curatore e animatore di panel, tavole rotonde e rassegne cinematografiche. Queste attività – unitamente alla mansione di direttore di collana editoriale e di membro di comitati scientifici di riviste e convegni internazionali – hanno offerto a Uva l’opportunità di stringere rapporti di scambio culturale con studiosi di fama internazionale, quali, ad esempio, Lev Manovich (University of California), David Bordwell (University of Wisconsin-Madison), Kristin Thompson (University of Wisconsin-Madison), Laurent Jullier (Université Paris III-Sorbonne Nouvelle), Millicent Marcus (Yale University), Alan O’Leary (University of Leeds).

Alla ricerca scientifica si è affiancata una pratica “sul campo” costantemente stimolata dal confronto tra i diversi mezzi espressivi. Nel corso degli anni la realizzazione di numerosi documentari e servizi televisivi incentrati sull’approfondimento di temi legati al cinema si è alternata all’attività di collaborazione con vari registi di cinema e di teatro, tra i quali Roman Polanski per lo spettacolo Amadeus.

Partecipazione a progetti scientifici

Tra il 2008 e il 2012 è coordinatore dell’Unità di ricerca dell’Università degli Studi Roma Tre (responsabile dell'Unità: Vito Zagarrio) per il Progetto PRIN coordinato a livello nazionale dall’Università degli Studi di Udine (coordinatore scientifico: Leonardo Quaresima). Titolo del progetto dell’Unità di ricerca: “La formazione dei ‘quadri’ nel cinema 'espanso' del nuovo millennio”.

Nel 2011 è componente dell’Unità di ricerca del Dipartimento Comunicazione e Spettacolo dell’Università degli Studi “Roma Tre” (responsabile: Enrico Menduni) vincitrice del bando per il progetto “L’offerta di servizi digitali e Future Internet” afferente al programma “Servizi e contenuti per le reti di nuova generazione” dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni.


Altre attività scientifiche

È Direttore della Collana “Cinema” di Rubbettino Editore. 

È Direttore della Collana “cinemaespanso” di Bulzoni Editore.

È fondatore e Condirettore scientifico della rivista di studi interdisciplinari "Cinema e Storia" pubblicata da Rubbettino Editore.
È membro del comitato scientifico della rivista internazionale “The Italianist Film” (Maney Publishing).
È membro del comitato di redazione e referee della rivista “Imago. Studi di cinema e media” (Bulzoni Editore).
È membro del comitato di redazione e referee della rivista “Fata Morgana" (Pellegrini Editore).

È membro del comitato scientifico della rivista internazionale “Screencity".

È referee per la rivista "Bianco e Nero" (Carocci Editore).
È membro del comitato scientifico dei convegni internazionali di studi cinematografici del Dipartimento Comunicazione e Spettacolo dell’Università degli Studi “Roma Tre”.

Negli anni 2006, 2008 e 2010 ha collaborato con Vito Zagarrio all’organizzazione degli Eventi Speciali della Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro (“La meglio gioventù”, “Dario Argento”, “Carlo Lizzani”).

Nella primavera del 2008 ha ideato e curato per la Cineteca Nazionale la retrospettiva dal titolo “Schermi di piombo. Il terrorismo nel cinema italiano”.

Nell’autunno del 2010 ha ideato e curato per la Cineteca Nazionale la retrospettiva dal titolo “Misteri d’Italia” (prima parte).

Nella primavera del 2012 ha curato per la Cineteca Nazionale la retrospettiva dal titolo "Misteri d'Italia" (seconda parte).
Nel febbraio del 2014 ha curato per la Cineteca Nazionale la retrospettiva dal titolo "Italia ’77: ultimo atto?”.
Nel maggio del 2014 ha curato per la Cineteca Nazionale la retrospettiva dedicata alla "Giornata della memoria per le vittime del terrorismo e delle stragi".

 

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Direttore: prof. Paolo D'Angelo
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Dipartimento di Filosofia Comunicazione e Spettacolo (Fil.Co.Spe.) - Università degli Studi Roma Tre
Via Ostiense, 234/236  - 00146 Roma - Fax +39.06.57338340 - E-mail direttore.filosofiacomunicazione@uniroma3.it