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Attività di ricerca

L’analisi storico-critica del tema differenza-alterità nella Francia degli anni ’50-’60 –nascita e sviluppo del decostruzionismo nella riflessione di Michel Foucault, Jacques Derrida e Gilles Deleuze nella costante messa in discussione dell’unità del senso, della centralità del soggetto conoscente e della forza di una coscienza costituente – ha comportato una riconsiderazione del Logos occidentale non più analizzato esclusivamente come ragione che riflette sul mondo e lo ordina nei suoi discorsi, ma anche come intelletto pratico che agisce e patisce entrando in relazione con gli altri. In questa direzione ha studiato le tematiche della soggettività, del desiderio e del potere a partire dalle critiche mosse alla centralità del Logos occidentale da autori quali Hume, Spinoza e Nietzsche in un percorso storico e critico che giunge nel dibattito contemporaneo sull’etica attraverso le riflessioni sulla sovranità di Georges Bataille, le analisi del potere di Michel Foucault e il pensiero della differenza di Gilles Deleuze.

Su differenza-alterità e soggettività ha poi avviato una rilettura del pensiero di M. Foucault per evidenziare, attraverso un’analisi degli ultimi scritti del pensatore francese, come la dichiarata “morte dell’uomo” sia terreno generativo per un’etica della soggettivazione in cui si profilano i contorni di una soggettività che, assumendo il peso della finitudine, è consapevole della impossibilità di chiudere nel sapere sé e il mondo Una svolta etica che dopo il fallimento del senso e gli esiti nihilistici legati alla “morte di Dio” e al crollo degli ideali soprasensibili prospetta un’etica pragmatica che, con Deleuze (stoici, Spinoza-Nietzsche), si afferma come volontà di vivere-sperimentare il massimo di gioia possibile e con M. Foucault trova nell’esercizio di cura come coltivazione estetica del sé (Socrate-Platone, stoici) la capacità di progettare condotte individuali e collettive in una società in cui la legge non sembra ormai più in grado di modellare l’individuo.

Di qui si è aperto un nuovo percorso di ricerca, in cui la sottoscritta è attualmente impegnata, volto ad indagare la dimensione etica dell’agire nella duplice direzione della relazione che l’individuo ha con se stesso e del rapporto agli altri e al mondo che, sulla traccia delle riflessioni di E. Lévinas e di P. Ricoeur, intende rilevare come la responsabilità oltrepassi l’esclusività della logica giuridica della reciprocità e della tolleranza morale mostrando la necessità di un movimento del pensiero dall’etica alla politica tale da rendere possibile l’inscrizione del kantiano tu devi in un voler vivere insieme che rimanda all’aristotelico legame tra morale, etica e politica (Ricœur) e che invita ad un filosofare che è compito teoretico e azione pratica superando così la schizofrenica scissione fra pensiero e azione che ancora marca la modernità (Foucault, Deleuze e Derrida).

La dimensione etica dell’agire sottende una responsabilità che non è più quella di una soggettività statica/definita che prende su di sé, assume in proprio di fronte all’altro un comportamento che si dice responsabile in relazione ai codici morali o giuridici legalmente stabiliti, ma a una relazione incommensurabile all’alterità. Responsabilità non tematizzazibile in alcuna domanda o risposta, perché è prima e fuori della logica di una convivenza che è segnata come proprietà rimandando ad un’appartenenza nella differenza segnata come dono. Un legame-amicizia (Nietzsche-Bataille) tra singolarità eteronome e dissimetriche che pone il problema di una giustizia libera dallo schema logocentrico della fratellanza. Occorre pensare (Derrida) l’amicizia come substratum di una democrazia a-venire secondo un logos che è legein e polemos, un legame politico che nel vivere insieme resiste alle leggi del mercato e del progresso in una ma battaglia mai risolta per i diritti di tutti alla libertà e alla felicità.

 

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