Questo sito utilizza un cookie tecnico per consentire la corretta navigazione. Proseguendo la navigazione del sito o cliccando su "Ok" acconsenti all'uso dei cookie. Se vuoi saperne di più e leggere come disabilitarne l'uso, consulta l'Informativa sull'uso dei cookie.

BannerPagine noHome Foto

Istruzioni tesisti

La tesi di laurea è un lavoro scientifico che utilizza delle fonti (documenti d’archivio, libri, articoli di giornale, opuscoli ecc.). È pertanto necessario usare un tono equilibrato ed evitare giudizi personali.

È bene evitare periodi troppo lunghi e contorti. I capitoli vanno suddivisi in paragrafi. È preferibile che ogni capitolo abbia più o meno lo stesso numero di paragrafi (se il capitolo primo ha dodici paragrafi e il capitolo secondo soltanto due la tesi appare impostata in maniera squilibrata).

Nel testo non va usato il grassetto, che può essere usato soltanto per i titoli dei capitoli e dei paragrafi.

Parametri generali: corpo 12, interlinea 1,5, spazio superiore, inferiore, destro e sinistro 2,5, margini allineati a destra e sinistra.

L’indice del lavoro dev’essere il più dettagliato possibile e va posto prima dell’introduzione. Nella redazione della tesi è normale che venga cambiato più volte.

L’apparato critico (note a piè di pagina e bibliografia finale) è importante. Nelle note vanno menzionate le fonti utilizzate. Non esiste ovviamente una regola fissa, ma sarebbe bene che ci fossero almeno due o tre note per ogni pagina. Maggiori sono le fonti utilizzate e più la tesi acquista valore, perché il loro utilizzo frequente e accurato qualifica scientificamente la tesi.

La nota in cui si cita un libro va scritta in questo modo:
Nome dell’autore (iniziale puntata), cognome dell’autore (per esteso), titolo del libro (in corsivo), casa editrice, luogo e anno di edizione, pagina (eventuale). Esempio:

1 F. Chabod, L’Italia contemporanea (1918-1948), Einaudi, Torino 1961.
Oppure, se si cita una pagina in particolare:

1 F. Chabod, L’Italia contemporanea (1918-1948), Einaudi, Torino 1961, p. 32.

Quando un testo è citato in due note consecutive si scrive ibidem oppure, se è citata anche la pagina, ivi. Esempio:

1 F. Chabod, L’Italia contemporanea (1918-1948), Einaudi, Torino 1961.
2 Ibidem.
Oppure:

1 F. Chabod, L’Italia contemporanea (1918-1948), Einaudi, Torino 1961.
2 Ivi, p. 30.

Quando un testo è citato in due note non consecutive si abbrevia. Esempio:

1 F. Chabod, L’Italia contemporanea (1918-1948), Einaudi, Torino 1961.
2 G. Crainz, Il paese mancato, Donzelli, Roma 2003.
3 F. Chabod, L’Italia contemporanea, cit.
Oppure:

1 F. Chabod, L’Italia contemporanea (1918-1948), Einaudi, Torino 1961.
2 G. Crainz, Il paese mancato, Donzelli, Roma 2003.
3 F. Chabod, L’Italia contemporanea, cit., p. 45.

La nota in cui si cita un documento d’archivio va scritta in questo modo:
Nome dell’archivio, nome del fondo (in corsivo), numero della busta, numero del fascicolo, titolo del documento (in corsivo) ed eventuale data.
Esempio:

1 Archivio di Stato di Milano, Questura, b. 12, f. 35, Relazione al sovrintendente del 20.4.1951.

Le citazioni di libri o documenti vanno poste tra virgolette e necessitano della nota a piè di pagina.
Esempio:

Nel suo lavoro Federico Chabod sottolinea che dopo il 1910 «cominciava a fare la sua comparsa nella vita parlamentare anche il gruppo nazionalista, esiguo e pressoché insignificante quanto a forza numerica»1.
Se la citazione è molto lunga o molto dettagliata, si può valutare di citarla (sempre fra virgolette) in nota, per non appesantire il testo.
Se invece il pensiero dell’autore è riassunto o parafrasato non devono essere messe le virgolette, ma solamente citato il libro e le relative pagine in nota, come sopra detto.

Le tabelle devono essere numerate per poterle citare nel testo, indicando con il primo numero il capitolo in cui si trovano e con il secondo un numero pregressivo (1.1, 1.2, 1.3, 2.1, 2.2 etc) dando loro un titolo che rispecchi il più possibile il contenuto della tabella e citando immediatamente sotto la fonte. La bibliografia finale deve comprendere tutti i testi consultati per la tesi. Si possono aggiungere anche testi che non sono stati citati nelle note a piè di pagina, ovviamente se inerenti all’argomento trattato. Il numero dei libri riportati nella bibliografia finale non deve comunque essere inferiore a trenta. La bibliografia si può compilare per ordine alfabetico degli autori.
Esempio:

P. Armandi, Storia dell’Italia repubblicana, Carocci, Roma 1978
G. Belli, L’Italia dal dopoguerra agli anni Settanta, Laterza, Roma-Bari 1980
F. Chabod, L’Italia contemporanea (1918-1948), Einaudi, Torino 1961
G. Crainz, Il paese mancato, Donzelli, Roma 2003

La bibliografia va sempre posta alla fine della tesi.

L’introduzione della tesi serve essenzialmente a spiegare che tipo di lavoro si intende scrivere e quali sono le fonti utilizzate.

Nelle conclusioni si sintetizzano i risultati del lavoro svolto; dal momento che la tesi fa ampio riferimento alla letteratura in materia, è bene valorizzare se e quali novità la ricerca segnala rispetto all’argomento trattato.

Dopo le conclusioni si può aggiungere un’appendice (ad esempio con la riproduzione di alcuni documenti), ma solo dopo aver discusso tale ipotesi con il relatore.

Se il laureando ha consultato anche archivi, sarà utile preparare una pagina con le fonti archivistiche utilizzate (o se sono molte, con i soli fondi consultati), ordinandole alfabeticamente secondo l’archivio di provenienza. Ad esempio:

ACCR, Archivio della Camera di Commercio di Roma
Presidenza, buste…
Comitato esecutivo, buste…

ACS, Archivio Centrale dello Stato
Ministero del Commercio estero, buste…
Presidenza del Consiglio del ministri, …

 

 

Torna a Gaetano Sabatini [Home]

Eventi & News

Direttore: prof. Paolo D'Angelo
───────────────────────────────
Dipartimento di Filosofia Comunicazione e Spettacolo (Fil.Co.Spe.) - Università degli Studi Roma Tre
Via Ostiense, 234/236  - 00146 Roma - Fax +39.06.57338340 - E-mail direttore.filosofiacomunicazione@uniroma3.it